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SETTE SATANISTI

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Sette Satanisti

Prove di Fiction

L’incontro definitivo era stato deciso. Per essere precisi, il “definitivo” era una mia convinzione perché non avrei mai più partecipato alle attività del Cerchio Nero. Sapevo che mi avrebbero impedito in ogni modo di uscire dal gruppo, che lo avrebbero considerato un tradimento. Ma il mio non era un tradimento, era la presa d’atto che non ero più in grado di sostenere tutte le pressioni che le circostanze e le scelte del gruppo comportavano.
La convocazione era alla Casa Merlata di Bant. Questo mi avrebbe già dovuto preoccupare perché il castello si trova sull’Isola e per raggiungerla avrei dovuto percorrere il tratto di mare con l’unica barca a disposizione, quella del fidato Pitr Ispolnitel, l’Esecutore. Eppure ero convinto che avrebbero capito, che avrebbero ascoltato le mie ragioni. Le ultime vicende avrebbero dovuto turbare anche loro, i Sette del Cerchio Nero. Troppi testimoni, troppe indagini, troppi poliziotti sparsi nei boschi alla ricerca del Mostro. Non indagavano più sui delitti di un fantomatico Serial Killer. Si stavano avvicinando alla realtà, stavano intuendo che si trattava di Omicidi rituali di matrice esoterica. E non era una teoria di un qualche inquirente esperto, tipo quel super poliziotto formato a Quantico. Era la teoria esposta da un giornalista di provincia, neanche troppo famoso. Questo mi preoccupava, aveva insinuato in me che tutta la potenza donataci dal Supremo grazie ai sacrifici non era poi così potente. Ma la richiesta che avevo fatto e per la quale avevo accettato di partecipare ai rituali dell’Accusa di sangue, era stata esaudita. Le spighe di grano trovate sui corpi delle ultime due offerte era la conferma che, almeno da parte mie, ringraziavo per aver ottenuto quello che volevo. Ecco, avevo ottenuto quello che volevo e la mia nuova condizione mi avrebbe portato ad altre responsabilità, molto più piacevoli per me che ora, finalmente, guardavo al futuro con speranza e ottimismo. Non potevo continuare ad accettare le direttive dei Sette, le loro decisioni e le loro azioni poste in essere per risolvere faccende che non volevo mi riguardassero più.I filosofi medievali dicevano che ‘se noi siamo bambini, ma se ci poniamo sulle spalle dei giganti vediamo più lontano di essi. Ecco, io mi sentivo un bambino che si era posto sulle spalle dei giganti, i Sette del Cerchio Nero: adesso vedevo lontano. Ma non immaginavo che i Sette giganti avrebbero scrollato le spalle lasciandomi precipitare nel baratro oscuro dove il Supremo mi avrebbe accolto e punito. Ma la speranza mi spingeva ad andare davanti al cospetto dei Sette ed ero certo della fiducia che mi avrebbero accordato. Non erano personaggi di bassa lega, erano tutti professionisti, medici, gente istruita e ricca. Avrebbero capito, ne ero certo nonostante una certa inquietudine istintiva che mi pervadeva. Raggiunsi il basso scoglio dove il mare lentamente si infrangeva. La luna piena illuminava il tratto di mare che mi separava dall’isola di cui vedevo la sagoma nera stagliarsi all’orizzonte. Ma non vedevo ancora la barca di Pitr. Dal buio, alle mie spalle, sentii chiamare il mio nome. Il cuore si fermò per un attimo, poi riconobbi la voce profonda dell’Esecutore. Mi voltai, sapevo che era lì e mi guardava, ma io non riuscivo a vederlo. Per un secondo immaginai di trovarmi nel Bosco delle Anime Perse, dentro una macchina con una giovane ragazza, attento e concentrato su di lei e sul suo corpo che di lì a poco mi avrebbe offerto e nel momento di abbandono assoluto percepire la presenza di qualcuno e avvertire la sua sete di sangue e non vedere, non riuscire a vedere il pericolo di fronte a me. L’Esecutore avrebbe agito velocemente poi sarebbero arrivati gli altri per portare a termine il rito: i Sette si sarebbero avventati sui corpi come bestie feroci strappando brandelli di carne calda ancora di sangue. È vero che nell’attimo prima di morire ci passa davanti tutta la nostra vita e l’ultima immagine che impressionò la mia mente fu la Piramide di pietra su cui avevo giurato fedeltà e i verbi magici impressi su di essa: Segretezza, Fede, Immaginazione. Subito dopo sentii il freddo dell’acqua che avvolgeva tutto il mio corpo.

Adesso sono solo un cadavere disteso sul pontile di legno e vedo gente intorno che si affanna per riportarmi in vita, invano. So bene che sto per raggiungere il Supremo ma non potrò raccontarlo a nessuno e nessuno ascolterà più le mie ragioni. Le ragioni di un Mostro.

 

Informazioni sull'Autore

Circolo dei Tignosi

Grafico Pubblicitario con l’hobby della scrittura e l’attitudine alla provocazione. Non ha potuto fare nella vita ciò che voleva, si sfoga con il web. Attivista, creatrice e sostenitrice di Movimento Alieno perché … non si sa mai. Il Circolo dei Tignosi è il Blog dove contano le domande perché è nelle domande che si trovano le risposte.

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