Sentenza Storica Citazione

SENTENZA STORICA

Sentenza Storica. 8 luglio 2019, Roma. La Corte di Assise d’Appello condanna all’ergastolo 24 imputati accusati dell’uccisione e sparizione, negli anni Settanta e Ottanta, di 43 cittadini, di cui 23 di nazionalità italiana.

E’ il processo al Plan Condor, la rete di collaborazione fra i servizi delle dittature sudamericane per reprimere gli oppositori.

L’inchiesta, iniziata nel 1999 dal PM Giancarlo Capaldo, è partita dalle denunce di cinque donne italo-uruguaiane e una italo-argentina i cui parenti erano rimasti vittime del Plan Condor. Donne considerate terroriste dai militari. Donne coraggiose che hanno sfidato il regime.

Questa è stata giudicata una sentenza storica. Ma se ne è accorto qualcuno?

Sentenza Storica Vittime Plan Condor

Vittime Plan Condor (Ph. Marcos Brindicci)

Sentenza Storica

Perchè in talia?

Senza addentrarci in tecnicismi legali, il processo di Roma vedeva 27 imputati, coinvolti a vario titolo e a vario livello nelle dittaure di Uruguay, Cile, Bolivia e Perù. Non erano inclusi gli argentini perchè processati nel loro paese.

Le vittime, figli di emigrati italiani o nati in Italia. Poi, c’era il precedente del processo istituito a Roma nel 2000, per l’uccisione di due sindacalisti di origine italiana, a Buenos Aires. Il procedimento si era concluso con la condanna dei responsabili: sei militari e un prefetto argentino.

Alcuni tra gli imputati del processo al Plan Condor, per via delle origini, si erano rifugiati proprio nel Belpaese. In due anni di udienze sono state sentite decine di testimoni (ex militanti politici, familiari di desaparecidos, esperti di vario genere), riconducendo il procedimento giudiziario sul piano dei crimini internazionali.

La sentenza, dopo un primo grado che vedeva condannati solo i vertici militari (2017), ha condannato tutti all’ergastolo.

Torturatori che ritengono ancora oggi, di aver combattuto una guerra dove ogni metodo è lecito pur di ottenere informazioni utili.

Perchè l’Italia?

C’è più di un legame che unisce l’Italia alle dittature sudamericane, in particolare a quella argentina.
Ad esempio, l’ammiraglio Eduardo Massera, golpista, che aveva trasformato la Scuola della Marina (ESMA) di Buenos Aires nel lager clandestino da cui sparirono 5000 persone. Amico di Gelli e iscritto alla P2, così come il generale Guillermo Suárez Mason, a capo dell’intelligence militare durante la dittatura. Licio Gelli ordiva trame dall’ambasciata argentina a Roma, dove rivestiva il ruolo di Consigliere economico.

Per questo, riusciva a garantire a molti industriali italiani contratti multimiliardari con l’Argentina, alla quale l’Italia vendeva armi e offriva sostegno politico.

I rapporti tra Argentina e Italia in quegli anni riguardavano tre macro aree: traffico di armi, energia e banche. Le operazioni commerciali erano gestite da banche controllate dalla P2 italiana.

Molti bambini nati nelle prigioni furono tolti ai genitori per essere affidati a famiglie che li avrebbero cresciuti “con valori cristiani e cultura occidentale” e di questi, secondo Estela Carlotto delle Abuelas di Plaza de Mayo, almeno 60 potrebbero vivere o essere vissuti nel nostro Paese senza conoscere la propria storia.

Una notizia di poco conto

La giunta militare argentina prese il potere con il colpo di stato del 24 marzo del 1976.

Il governo italiano contribuì alla politica di oscuramento delle atrocità che accadevano in Argentina, con la collaborazione della stampa.

Fra tutti spicca il Corriere della Sera che riteneva il Colpo di Stato in Argentina una notizia di poco conto, come se non vi vivessero migliaia di emigrati italiani. Nel 1977, la dirigenza del Corriere decise di allontanare da Buenos Aires l’inviato Giangiacomo Foà, perchè aveva irritato i militari con i suoi articoli di denuncia.

Erano gli anni in cui il proprietario era Rizzoli. Il Gruppo Rizzoli-Corriere della Sera fu salvato dalla bancarotta grazie all’intervento di Gelli. Di fatto, quindi, il controllo esercitato in maniera diretta dalla loggia massonica P2 assicurò una linea morbidissima nei confronti della dittatura.

Sentenza Storica Golpe Felice

Due soldati argentini dopo il Golpe (Credits: AP Photo)

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Sentenza Storica Ford Falcon Verde Esercito Argentino

Una Ford Falcon Verde, senza targa usata dalle squadre incaricate dei rapimenti dall’Esercito Argentino

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L’Inizio

Tra gli anni ’70 e ’80 del secolo scorso, in America Latina è stato tutto un fiorire di dittature militari.

Brasile, Argentina, Cile, Bolivia, Paraguay e Uruguay, in collaborazione con la CIA e la presidenza Nixon, decidono di attuare un’operazione congiunta per eliminare gli oppositori politici.

Soprattutto quelli della sinistra di stampo marxista come i Tupamaros uruguayani. Non solo, con il pretesto della politica verranno eliminati molti civili, sindacalisti, studenti.

Aziende europee operanti in quei paesi, “approfittarono” della situazione per far eliminare lavoratori scomodi e soffocare il movimento sindacale che si stava organizzando nelle fabbriche, alla fine degli anni Settanta.

Numeri

E’ il 1992 quando Martin Almada, in Paraguay ritrova tre tonnellate di documenti noti come Archivi del Terrore che saranno resi pubblici dal Giudice José Fernández.

Nel 1993 gli USA desecretano i documenti che provano l’appoggio di Richard Nixon ed Henry Kissinger alla giunta militare di Augusto Pinochet.

Nel mese di Aprile 2019 Donald Trump declassifica 11 mila pagine di documenti sulle violazioni dei diritti umani commesse durante la dittatura militare in Argentina dal 1973 al 1985.

Questa valanga di carte ha permesso di dare un nome e un volto a migliaia di desaparecidos, ai loro aguzzini e di stabilire che il Plan Condor fu una realtà sovranazionale.

50.000 persone assassinate, 30.000 scomparse (desaparecidos) e 400.000 incarcerate dai servizi di sicurezza argentini, boliviani, brasiliani, cileni, paraguayani e uruguayani.

Guerra Sporca, lavoro sporco

La parte operativa del Plan Condor consisteva nello scambio di informazioni tra le varie agenzie di intelligence sui dissidenti di ciascun paese.

Gruppi organizzati, appositamente addestrati, rapivano i nemici della patria per rinchiuderli in prigioni segrete, uccederli facendone sparire i corpi.

I Voli della Morte furono una pratica di sterminio attuata in Argentina durante la repressione.

Ogni mercoledì, i prigionieri sedati con Penthotal venivano caricati su appositi aerei della marina militare che poi si dirigevano verso l’oceano.

Qui, sopra la foce del Rio de la Plata venivano gettati dall’aereo, vivi ma incoscienti. Tutti gli ufficiali, a turno, prendevano parte all’operazione.

Oggi sappiamo dove i desaparecidos venivano scaricati in mare: a 500 chilometri dalla costa, seguendo la rotta sud-sud-est. E il tempo che ci vuole per l’operazione era di 4 ore e mezza.

Sentenza Storica Base Punta Indio Argentina

Base Punta Indio, da dove partivano i voli della morte

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Sentenza Storica Voli della Morte
Sentenza Storica Alfredo Astiz Angel

Alfredo Astiz, detto Angel

Sentenza Storica

Tra gli ufficiali più feroci, Jorge Acosta detto ‘El Tigre’ e il tenente Alfredo Astiz, ‘Angel’, assassino che era riuscito ad infiltrarsi nel gruppo delle Madri di Plaza de Mayo.

Gettare esseri umani da un aereo è una procedura molto rischiosa che richiede una certa maestria da parte dei piloti e il loro lavoro è stato decisivo per eseguire i voli della morte.

Piloti che dopo aver lasciato la Marina hanno fatto carriera nelle compagnie civili.

Tre piloti tra quelli che effettuavano i voli della morte, risultavano, fino a poco tempo fa, ancora in servizio sulle rotte europee, Roma compresa, delle Aerolineas Argentinas.

Procedura cristiana e poco violenta

Ci sono dei tragitti da Aeroparque Jorge Newbery a Punta Indio (poco più di cento chilometri) che ci impiegano quattro ore e 35 minuti. Lo stesso tempo che impiega un Bariloche-Buenos Aires, distanti 1.700 chilometri. Altri ancora Punta Indio-Punta Indio di 4.6 ore cioè 4 ore e mezza. Insostenibili. Senza contare che tutto coincide con le confessioni di Scilingo. Aeroporti usati, giorni, aerei. E oggi sappiamo anche che il tempo che ci vuole per quel tragitto corrisponde esattamente con quello indicato sui piani di volo.
(Enrique Pineyro)

Sentenza Storica Base Aereo Voli della Morte

Uno degli aerei utilizzati per i voli della morte

Sentenza Storica

Adolfo Scilingo, l’ex capitano di corvetta dell’Armada Argentina ha confessato al giudice spagnolo Baltasar Garzón:

Le procedure per lo smistamento dei sovversivi si sarebbero svolte senza uniformi, indossando solo scarpe da ginnastica, jeans e magliette. Ci hanno spiegato che i sovversivi non sarebbero stati fucilati, giacché non si volevano avere gli stessi problemi avuti da Franco in Spagna e Pinochet in Cile. E neanche bisognava “andare contro il Papa”. Era stata consultata la gerarchia ecclesiastica e il metodo adottato era stato considerato “cristiano e poco violento” dalla Chiesa, ossia gente che si alza in volo e non arriva a destinazione. Quando il comandante del volo ci dava l’ordine, aprivamo la porta e li buttavamo giù, nudi uno per uno.

Sentenza Storica Mondiali di Calcio Argentina 78

L’Argentina durante i Mondiali 1978

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Nel 1976 il giornalista Jacobo Timerman, durante un pranzo con uno stretto collaboratore del capo della marina Emilio Massera, disse: “Sarebbe meglio introdurre la legge marziale e condannare gli imputati alla pena di morte, solo dopo averli sottoposti a un regolare processo”.

Ma il collaboratore di Massera rispose: “In questo caso interverrebbe il Papa e sarebbe difficile proseguire con le fucilazioni”.

Molti anni dopo anche il generale Ramón Genaro Díaz Bessone ammise che durante la dittatura avevano sequestrato e ucciso clandestinamente gli oppositori politici, senza introdurre la legge marziale, per paura delle reazioni del Vaticano: “Pensate al casino che il Papa scatenò contro Francisco Franco nel 1975 quando fece fucilare tre persone. Sarebbe stato il finimondo. Non si possono fucilare settemila persone”.

Díaz Bessone alludeva al fatto che nel 1975 il dittatore spagnolo Francisco Franco, ormai in declino, ricorse alla pena di morte contro gli avversari politici nonostante la condanna di tutto il mondo, compresa quella di Paolo VI.

“Tuttavia negli anni trenta il dittatore aveva ricevuto il sostegno dell’episcopato spagnolo, di Pio XI e Pio XII”, sottolinea Horacio Verbitsky, giornalista e scrittore del libro Il Volo.

DF – Destinazione Sconosciuta

Gioia Raparelli, cineasta romana, sta lavorando alla realizzazione di un documentario su alcuni aspetti di questa vicenda. Sarà, il suo, un punto di vista che ci mostrerà un’altra faccia di una storia che ci riguarda tutti.