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SCENEGGIATORI CORAGGIOSI ALLA RISCOSSA

SCENEGGIATORI CORAGGIOSI ALLA RISCOSSA

Sceneggiatori coraggiosi alla Riscossa

I nuovi film italiani sono deprimenti. Le pellicole che ho visto negli ultimi tre anni sembrano tutte uguali, non fanno che parlare di: ragazzo che cresce, ragazza che cresce, coppia in crisi, genitori, vacanze per minorati mentali. Che cosa è successo? Ho amato così tanto il cinema italiano degli Anni 60 e 70 e alcuni film degli Anni 80, e ora sento che è tutto finito. Una vera tragedia. Quentin Tarantino

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Il cinema italiano è in crisi per mancanza di soldi?

No, il cinema italiano è in crisi per mancanza di idee. L’appiattimento delle trame e l’auto celebrazione di registi, anche i più giovani, che dirigono solo quello che scrivono loro, è la causa della crisi di originalità delle produzioni italiane. E non va meglio con le produzioni televisive dove si assiste a brutte copie di serie americane o storie che hanno come protagonisti solo cani, preti, carabinieri, poliziotti, mafia, santi,e famiglie. Non abbiamo sceneggiatori coraggiosi. Non abbiamo produttori coraggiosi.

Non c’è assolutamente la volontà di osare. Si percorre sempre lo stesso sentiero perché come dice il saggio “Chi lascia la strada vecchia per la nuova, sa quello che lascia ma non quello che trova.” Sarebbe invece auspicabile che a tutti gli sceneggiatori italiani, che cercano disperatamente di proporre i loro lavori, venisse data un’opportunità. E sarebbe auspicabile che chi è incaricato dai produttori di leggere le sceneggiature lo facesse veramente, e non solo quelle “indicate” da qualche amico.

La televisione britannica è considerata un esempio di autorevolezza e professionalità. La BBC, servizio pubblico inglese, fa scelte ardite e innovative producendo ad esempio Serie TV veramente intriganti. Fra le produzioni più recenti va citata la serie Sherlock. Sai che novità, direte voi. Vero, tutti sappiamo di cosa tratta ma la BBC ce la presenta in maniera nuova e interessante. La fotografia, l’atmosfera, il montaggio, l’aspetto, il ritmo, il suono, fino agli inserimenti grafici sull’immagine in movimento ci fa dimenticare che si tratta di un argomento già sfruttato. Ogni puntata, anche se ne conosciamo a menadito la trama e i personaggi, diventa un’esperienza nuova. I produttori esecutivi della serie e sceneggiatori, Steven Moffat e Mark Gatiss, hanno liberamente reinterpretato il famoso personaggio di Conan Doyle: lo Sherlock Holmes 2014 usa tutta la tecnologia disponibile, come gli SMS, internet e il sistema GPS, per risolvere i crimini. Secondo il regista Paul McGuigan, questa caratteristica rispecchia il personaggio creato da Conan Doyle, che «utilizzava qualunque risorsa a lui disponibile e passava il tempo in laboratorio a fare esperimenti. È semplicemente una versione moderna di ciò. Sherlock userebbe tutti gli strumenti a portata di mano pur di risolvere un mistero».

E sempre in linea con l’attualità dell’ambientazione, Watson è un reduce della guerra in Afghanistan con qualche difficoltà a reinserirsi nella società civile. Un amico gli suggerisce di trovarsi un coinquilino con cui dividere le spese di un appartamento: Watson si ritrova a vivere con l’eccentrico Holmes e a condividere le sue indagini.

Altra Serie Tv che merita di essere citata è In the Flesh. Creata e scritta da Dominic Mitchell, diretto da Johnny Campbell e prodotto da Ann Harrison-Baxter è ambientata quattro anni dopo l’Apocalisse Zombie. Sai che novità, ripeterete voi. Invece, anche questa volta rimarrete stupiti, perché gli zombies non sono trattati come in Walking Dead, non sono solo bersagli mortali da uccidere senza farsi troppe domande. Nella Serie inglese In the Flesh i morti che camminano vengono curati e reinseriti nel mondo dei vivi, con tutti i problemi e i conflitti del caso. Il protagonista, lo zombie adolescente Kieren Walker, e altri come lui, sono presi in carico del Servizio Sanitario nazionale e aiutati a reintegrarsi nella comunità locale di Roarton, Lancashire. Una novità assoluta. I personaggi hanno spessore e carattere, ben costruiti e ben interpretati. E l’idea di base su ci si fonda l’intera storia, una seconda chance a chi è morto e torna in vita, offre numerose chiavi di lettura e interpretazioni.

Tutto questo per dire: se uno sceneggiatore qualsiasi avesse proposto una sceneggiatura tipo In the Flesh alla Rai, credete che l’avrebbe vista realizzata?

 

Informazioni sull'Autore

Circolo dei Tignosi

Grafico Pubblicitario con l’hobby della scrittura e l’attitudine alla provocazione. Non ha potuto fare nella vita ciò che voleva, si sfoga con il web. Attivista, creatrice e sostenitrice di Movimento Alieno perché … non si sa mai. Il Circolo dei Tignosi è il Blog dove contano le domande perché è nelle domande che si trovano le risposte.

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  1. HUMANS UMANO TROPPO UMANO - […] ben realizzata, ottimo cast, personaggi definiti e molto credibili: come per altre serie gli inglesi non ci deludono. L’argomento…

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