Sangue e Merda Circolo dei Tignosi Blog

Sangue e Merda

Nell’anno dell’ EXPO 2015 dedicato al cibo, vogliamo segnalare una iniziativa che è una diretta conseguenza di ciò che mangiamo:

Nasce in provincia di Piacenza il ‘Museo della Merda’. L’idea è dell’imprenditore Gianantonio Locatelli, proprietario dell’azienda agricola di Castelbosco, “che ospita 2.500 bovini destinati alla produzione di latte per il grana padano. “Dallo sterco – spiega Locatelli a “Si può fare”- vengono ricavati il metano, il concime per i campi, la materia grezza per intonaco e mattoni attraverso sistemi di nuova concezione che, oltre a ridurre l’inquinamento atmosferico e la distribuzione di nitrati nel terreno, seguono un principio che ridisegna il ciclo della natura in un circolo virtuoso, restituendo ad agricoltura e allevamento l’importanza di sempre”.”Accanto alla sede dell’azienda – conclude – all’interno del museo,trovano spazio reperti, manufatti e opere d’arte di interesse estetico e scientifico”.

Curatori del museo, Luca Cipelletti, Gaspare Luigi Marcone e Massimo Valsecchi con l’intento di dare alla Merda il valore che ha. Il Museo della Merda si trova nella Frazione Campremoldo Sopra, località Castelbosco, Gragnano Trebbiense (PC). Il Museo sarà aperto il sabato e la domenica da maggio ad agosto 2015, su appuntamento chiamando il numero tel. +39. 0523787357

Dare alla merda il valore che ha. Slogan azzeccato, come l’idea del Museo che, visto in un contesto più ampio, non poteva che nascere in Italia. Perché qui siamo sicuramente dei grandi produttori di merda, più in senso metaforico che letterale. Il Museo appena aperto vuole ridare dignità agli escrementi: ciononostante, nell’accezione comune rimane sempre un qualcosa che identifica e rappresenta il peggio del peggio.
Parola italianissima che arriva direttamente dai nostri avi latini, trova da parte nostra un utilizzo molto creativo. Primo fra tutti è sicuramente l’uso della merda, quella vera non solo la parola, che ne fa l’artista Pietro Manzoni nel lontano 1961, inscatolando le proprie feci (90 barattoli di Merda d’Artista) che oggi possono arrivare, ciascuno, al valore di oltre 70.000 euro.
Non siamo arrivati però alla previsione dello scrittore Henry Miller che afferma:

“Quando la Merda varrà oro, il Culo dei poveri non apparterrà più a loro.”

La Merda non vale oro, perlomeno non tutta, noi siamo ancora proprietari del nostro culo, apparentemente.
Il vocabolo che indica le nostre deiezioni, in modo diretto senza giri di parole, è utilizzata in molti modi di dire:

  • Valere meno della merda = essere di poco valore
  • Fare una figura di merda = fare una brutta figura
  • Avere la merda fino al collo = essere in una situazione complicata
  • Rimanere di merda = rimanere sconcertato
  • Essere una merda = persona spregevole
  • Spalare merda = essere costretti a fare qualcosa di ingrato
  • Essere nella merda = essere nei guai
  • Merda, merda, merda!= frase di augurio per i lavoratori dello spettacolo
  • Giocare a Merda = Gioco a Carte

La Merda abbinata al Sangue indica quanto di più truculento ci sia nel Cinema, il famoso genere Pulp alla Quentin Tarantino, per intenderci. Ma nella visione del film è più facile che ci venga mostrato il Sangue piuttosto che la Merda. La Merda è ancora un tabù, anche se viene spesso citata. Dobbiamo soprattutto immaginarla e la cosa non è difficile perché la vediamo tutti i giorni (se non siamo stitici). Il Sangue no. Chi si rade, male, ne può vedere qualche goccia ma mai in grandi quantità e quotidianamente.
Solo alcuni registi si sono spinti oltre, mostrando l’atto della coprofagia definendolo come strumento di lotta all’ipocrisia borghese e all’intolleranza.
Pier Paolo Pasolini, nel suo ultimo film Salò o le 120 Giornate di Sodoma (1975), inserisce una lunga scena di coprofagia, dove le giovani vittime sono costrette a cibarsi degli escrementi propri e altrui.
Vi renderete conto che non esiste cibo più inebriante, e che i vostri sensi trarranno nuovo vigore per le tenzoni che vi attendono. (La Signora Maggi)
Il regista statunitense John Waters nel suo film Pink flamingos (1973), mostra le perversioni di Lady Divine, che in una sequenza, rimasta tra le più emblematiche del cinema trash, degusta feci canine appena deposte.
Le deiezioni quotidiane sono indice di salute e un vecchio detto popolare ci ricorda che

Se non cachi, cacherai; se non pisci, morirai.

Possiamo, attraverso espedienti più o meno naturali, obbligare il nostro intestino a fare il suo lavoro ma mai la vescica.
Ricordatevi che Pestare la Merda è di buon auspicio.