Libertà dalla Giustizia Circolo dei Tignosi Blog

Libertà dalla Giustizia

Cos’è la Giustizia e quanto vale?

La Giustizia, per sé, per gli altri e per chiunque, si traduce comunque in un dovere e in un diritto che coinvolge chiunque appartenga a una certa comunità, in senso riduttivo, e ogni persona umana in generale, in senso estensivo. La Giustizia è la costante e perpetua volontà, tradotta in azione, di riconoscere a ciascuno ciò che gli è dovuto; questo è l’ufficio, deontologico e inviolabile, che il magistrato preposto deve porre in atto nei luoghi deputati a rendere Giustizia: i tribunali.
La Giustizia, che è messa in atto sempre come volontà del popolo, è anche azione repressiva, potere legittimo di tutelare i diritti di tutti, quindi rendere a ognuno, nelle circostanze riconosciute, di accordare giustizia ascoltando richieste per essa e in nome di essa accordando ciò che è giusto quando è dovuto e a chi è dovuto.
La negazione della Giustizia, ovvero la mancata applicazione dei criteri di Giustizia, è l’Ingiustizia, con diversi gradi di gravità della sua realizzazione a danno di una o più persone.

Quindi la Giustizia si applica in Nome e per Volontà del Popolo ma spesso questa volontà presunta non ha niente a che vedere con il Popolo che spesso è ignaro e inconsapevole.

C’è un aneddoto che mi raccontava mia nonna:
erano gli anni del boom economico e fu arrestato un contadino ubriacone che a bordo della sua Lambretta aveva causato scompiglio per le strade del paese. Fu processato per direttissima e quando il Giudice si apprestò a leggere la sentenza, pronunciando le fatidiche parole “In nome del Popolo Italiano …”, l’ubriacone si alzò di scatto e rivolto verso il pubblico presente esclamò:” Popolo Italiano, ma io a voi, v’ho rotto mai i coglioni?”.

Questo ben ci dimostra la percezione della Giustizia e della sua amministrazione che ha avuto e ancora ha il Popolo italiano nel nome del quale i Giudici emettono i verdetti.

Non solo, ma molti episodi dimostrano che ci sono giudici che addomesticano le sentenze in cambio di vile denaro.

E noi dovremmo credere ancora alla Giustizia? No, non c’è la Giustizia.

Nei paesi di religione protestante – calvinista

“Fare il bene” significa “fare bene il proprio dovere”, deciso a priori da Dio, in particolare “il proprio dovere professionale. Col concetto di predestinazione il pentimento è impossibile: chi sbaglia paga per sempre. Il pentimento serve per rendersi conto che non ci sono alternative, non per poter cambiare vita. Anche se la sentenza di un tribunale condannasse un colpevole a un periodo determinato di carcere, la coscienza morale degli uomini lo condannerebbe in eterno.

 Non a caso i testimoni di un procedimento giudiziario devono risultare assolutamente inattaccabili: non devono aver subito condanne perché, rifacendosi proprio alla legge calvinista, la coscienza degli uomini li ha condannati in eterno. Figuriamoci se possono essere presi sul serio in un Tribunale.

Un mafioso non può essere un pentito e diventare un collaboratore di giustizia. Tutt’al più può confessare i suoi delitti e ottenere uno sconto di pena ma non può tornare a vivere come un cittadino qualsiasi. Niente premi, domicilio protetto e stipendio statale. Tantomeno darsi alla politica e amministrare la cosa pubblica.

Infatti, la fase più delicata ed importante dell’intero dibattimento è l’escussione dei testimoni. Ciascuna parte fornisce al giudice un elenco dei testimoni che intende chiamare a deporre. Al termine dell’interrogatorio, la controparte ha diritto a controinterrogare il testimone. Lo scopo è, evidentemente, quello di dimostrarne l’inattendibilità. Esaurito il controinterrogatorio, la parte che aveva introdotto il testimone ha la facoltà di procedere ad un nuovo ed ultimo interrogatorio volto a ristabilire la credibilità del proprio teste.

Teoricamente, amministrare la giustizia è semplice: le regole e le leggi sono chiare e il Giudice non può ritrovarsi nella condizione di poterle interpretare a proprio piacimento; chi sbaglia paga; la pena è certa.
Ma anche questo sistema non è immune dalla corruzione: molti casi vengono chiusi grazie ad accordi extragiudiziali  senza che mai ci sia un vero e proprio dibattito in tribunale.
Se vi mettete contro un qualche riccone, il giudice lascerà che il suo brillante avvocato dica qualsiasi cosa voglia, mentre vi taciterà ogni volta che cercate di dire la vostra. Il giudice ha mille modi di gestire un procedimento, così da poter tranquillamente avvantaggiare il riccone di turno o la tesi dell’amministrazione.

Da noi, invece, la Giustizia ha un tariffario preciso che può andare da poche migliaia di euro fino a decine di migliaia. Con Giudici titolari di cassette di sicurezza per nascondere il frutto del duro lavoro: addomesticare sentenze.

Ma il massimo esempio di senso della Giustizia lo troviamo nel codice etico del guerriero giapponese, chiamato Bushidò, dove la giustizia è la prima delle Sette Virtù Personali. La giustizia e l’onestà prevedono che il samurai sia scrupolosamente onesto nei rapporti con gli altri, creda nella giustizia che proviene non dalle altre persone ma da sé stesso.

Nel film K-Pax da un altro Mondo gli abitanti del pianeta K-PAX vengono descritti da Prot come degli esseri straordinari, essi infatti vivono in un pianeta senza leggi, in quanto tutti sono in grado di seguire la strada del bene senza condizionamenti legali. Lo stesso Prot dice infatti che

“chiunque nell’universo è in grado di distinguere il bene dal male“.

E non c’è nessuno che amministra la Legge a nome e per loro conto.