La Mostra del Mostro Citazione

LA MOSTRA DEL MOSTRO

La Mostra del Mostro. Fra il 1968 e il 1985, nella provincia di Firenze, si compiono otto duplici omicidi. Si delinea l’idea di un mostro, di un serial killer dal momento che il modus operandi sembra lo stesso e l’arma usata è la stessa: una Beretta Serie 70.
Lo scalpore di questo crimine, unico nel suo genere, ha varcato i confini nazionali, fino a interessate gli specialisti americani dell’FBI.

Anni di indagini, piste diverse, ipotetici colpevoli e moventi che vanno dalla Pista sarda, a mondo dei guardoni, alla pista satanica.

In prigione finiscono alcuni “vecchietti” della zona meglio conosciuti come i Compagni di Merende.
Tra loro Pietro Pacciani, già conosciuto dalla giustizia per violenze in famiglia ma, soprattutto, per aver ucciso, quando era giovane, un suo rivale in amore.
Quindi, un colpevole perfetto, violento e ossessionato dal sesso. Il Mostro di Firenze.

La Mostra del Mostro Locandina

One solo show

La Mostra del Mostro

Pennello e rosario

Finisce in carcere ma dopo il secondo grado del processo che lo vede incolpevole, morirà a casa sua da uomo libero e in circostanze misteriose.
Durante la sua incarcerazione, Pacciani prega, scrive, in un italiano arcaico, e disegna.
Questi disegni hanno come soggetti animali e scene bucoliche: il mondo del contadino di Mercatale.

Oggi, alcuni di questi disegni sono di proprietà di Davide Cannella, che ha seguito Pacciani come consulente della difesa. Cannella dice di aver tentato più volte di organizzare una mostra con il lavori di Pacciani ma ogni volta erano sopravvenuti impedimenti o rifiuti da parte dello stesso autore.

La galleria Venice Faktory ha annunciato che allestirà un Mostra con i disegni del Mostro (o presunto tale), dal 20 settembre al 20 ottobre 2019. Gli originali non possono essere venduti e quindi sono state realizzate 150 copie di 11 lavori di Pacciani, che saranno venduti e il cui ricavato sarà devoluto in beneficenza.

Attitudine Artistica

L’attitudine artistica di Pacciani fu notata durante la perquisizione di casa sua. Fra gli oggetti sequestrati nel giugno 1990, suscitò particolare interesse un quadro, intitolato da Pacciani “Mercatale Un Sogno di Fatascienza 10/4/1985”.

Questo inquietante dipinto raffigurava il Generale della Morte e catturò immediatamente l’attenzione degli investigatori che ne ravvisarono la descrizione delle “aberrazioni sadico-feticistiche” proprie del Mostro di Firenze.

Il dipinto fu subito sottoposto a perizia criminologica: la vacca con una sola mammella diventa un toro, simbolo di violenza, le stelle avranno il significato simbolico di croci uncinate, il cappello militare del generale diventa “nazista”…

La Mostra del Mostro Sogno di Fatascienza

Sogno di Fatascienza

La Mostra del Mostro

Storia dell’Arte

Nella perizia si legge, tra l’altro:
“Nel quadro l’elemento che colpisce con maggior forza è quello della violenza, espressa sia dai temi, sia dal colore (in prevalenza giallo e rosso, colori con i quali il Pacciani riverniciò il ciclomotore, il primo simbolico di violenza, il secondo di violenza agita o esperita).
Questa violenza ‘inaudita’ sembra trovare espressione soprattutto nella sessualità: si rinvengono infatti rappresentazioni falliche molto realistiche (la mano nel quadrante superiore destro) che danno la possibilità di interpretare in tal senso anche quelle simboliche (le corna, la freccia, l’arma, la sega, il serpente).
Il serpente, come simbolo maschile, la cui lingua si scatena su una sessualità ermafrodita (toro con sesso femminile), è poi direttamente ricollegato alla morte (il teschio con la mandibola): sta cioè a significare una sessualità che uccide, sadica e violenta.
Quanto all’aggressività, si tratta di un’aggressività sessuale agita, e non solo pensata […].
La morte sembra così la conclusione di una sessualità violenta, distruttiva ed eliminatrice (il gabinetto).
Il quadro propone inoltre altri elementi di indubbio interesse, ma che appare difficile analizzare ad una lettura superficiale:

  • l’aspetto confusivo fra la sessualità maschile e femminile;
  • le scarpe con i lacci enormi e lo stivale con lo sperone, elementi tutti che rimandano alla letteratura sadomasochistica ed in parte a quella feticista (la scarpa);
  • i buchi che potrebbero rimandare anche ad aspetti voyeuristici;
  • l’aspetto contaminato della figura centrale – ad un tempo maschio, femmina ed animale – che potrebbe rimandare a pratiche perverse su animali;
  • infine l’elemento iterativo (sei petali, sei croci, sei stelle, sei punte degli ombrelli) che introduce un elemento di sacralità rituale (sacrificale?).

Quanto alle ipotesi diagnostiche il quadro potrebbe suggerire la presenza di una paranoia.
Si tratta di una patologia mentale, caratterizzata da un delirio a lenta evoluzione, coerente e fanatico, che si sviluppa su una personalità egocentrica, diffidente, permalosa, dogmatica, scarsamente socievole; l’intelligenza non é messa in gioco, ma viene utilizzata al servizio del delirio, ed eventualmente alla sua dissimulazione o alla sua difesa”.

La Mostra del Mostro Disegni Pacciani

Disegni di Pacciani

La Mostra del Mostro

Tutto sbagliato, tutto da rifare

Una signora, esperta d’arte e titolare di un laboratorio di restauro, telefona alla redazione di un quotidiano per svelare il mistero del quadro: in realtà si tratta di un disegno del pittore cileno Christian Olivares, esule in Italia, negli anni ’70, in fuga dalla dittatura di Pinochet.

Il disegno “rappresentava l’orrore e il grottesco di una dittatura”.

Pacciani rivela di aver trovato la stampa in discarica, che l’aveva colorata e ci aveva aggiunto la sua firma e arricchito di particolari.

Il pittore Olivares, il vero autore, rifiuta di riconoscersi nella descrizione fatta dal consulente dell’accusa:

“Dire che è opera di uno psicopatico è ridicolo, è come dire che gli orrori di guerra dipinti da Goya facessero di lui un pazzo da rinchiudere, un mostro…”.

L’industria dell’assassinio – Murderabilia

Gli assassini seriali esercitano una presa particolare su alcune persone tanto che, negli USA, è nato un vero mercato di memorabilia dell’orrore.

Sono tanti i raccapriccianti souvenir di cui anche personaggi famosi fanno raccolta. Oggetti appartenuti o creati da serial killer e assassini autori di crimini violenti: abbigliamento, effetti personali, opere d’arte, foto, musica, a volte persino le stesse armi del delitto.

La passione per la pittura dell’ipotetico Mostro di Firenze ricorda quella di un famoso SK americano: John Wayne Gacy, conosciuto come Killer Clown, condannato a morte per aver ucciso 33 adolescenti.

Gacy, con il nome di Pogo il Clown, faceva parte del “Jolly Joker Clown Club”, i cui membri, tutti volontari mascherati da pagliacci, si esibivano in varie manifestazioni di beneficenza e negli ospedali dove davano spettacoli per i bambini malati.

Al Rogo!

Durante la sua detenzione, in attesa di essere giustiziato, Gacy trascorreva il tempo dipingendo. I soggetti erano tutti clown tristi e malinconici.

In realtà, nessuno dei dipinti sarebbe di grande interesse se non fosse per il loro famigerato autore.

Dopo la morte di Gacy, i suoi dipinti furono messi all’asta, alcuni espressamente acquistati con il solo scopo di essere distrutti dall’acquirente stesso.

25 opere furono bruciate nel giugno 1994 a Naperville, Illinois, nel corso di un falò pubblico a cui presero parte circa 300 persone, inclusi alcuni dei famigliari delle vittime di Gacy.

La Mostra del Mostro Opere al Rogo

Harold Piest, il padre di una delle vittime, lancia un’opera di Gacy sul falò (Foto: AP Photo/Frank Polich)

La Mostra del Mostro
La Mostra del Mostro Ryan Graveface Collezionista

Ryan Graveface Collezionista di murderabilia

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Collezionisti dell’Orrore

Le canzoni di Charles Manson, i dipinti di Henry Lee Lucas, i libri di Issei Sagawa o le opere di Jack Kevorkian, il Dottor Morte che spedì nell’aldilà 130 dei suoi pazienti: questi sono alcuni degli oggetti ricercati dai collezionisti dell’orrore.

I legislatori statunitensi hanno cercato di porre un freno a questo mercato del crimine, con l’obiettivo di impedire ai criminali di trarre profitto dalla loro notorietà.
Ma la legge fu dichiarata incostituzionale dalla Corte Suprema, in particolare se riferita ai libri prodotti da e su serial killer famosi.

I difensori delle vittime sostengono che la vendita di questi macabri souvenir glorifica crimini orribili e provoca dolore ai familiari dei sopravvissuti.

Per i mostri accertati, una inutile e deprecabile celebrità postuma.