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Inganno dei Droni

La morte, che disonore! Diventare di colpo oggetto…
Emile Cioran – 1979

Nel paese da cui provengo ci sono più morti che vivi. Il cimitero è accogliente, ordinato, profumato di fiori.
Tanti funerali, pochi battesimi. Ai funerali partecipano tutti, osservando il lento corteo che accompagna il defunto procedere verso la cosiddetta ultima dimora.
Ricordo mio nonno, osservando il passaggio della bara di un suo conoscente riflettere ad alta voce: Non vedo l’ora di morire per diventare una persona perbene. Da toscano cinico e sagace, discosto e indifferente ai sentimenti e alla morale comune, con una semplice frase mi fece capire il significato dell’ipocrisia.
Non c’è altro momento come quello della morte di qualcuno dove riusciamo a dare il peggio di noi stessi.
La faccia di circostanza, le frasi fatte, i luoghi comuni qualunque cose ci alleggerisce la coscienza, camuffa la volontà di dire: non è successo a me… per fortuna. Chi muore  lo ha fatto troppo presto, era bravo, perbene, sempre pronto ad aiutare gli altri. Nel nostro intimo sappiamo che non è così, magari neanche lo conosciamo personalmente il defunto ma siamo stati educati alla regola che non si parla male dei morti. Superstizione? E allora dài con poverino, mi dispiace …
Oggi, 23 aprile 2015 abbiamo assistito all’annuncio del Presidente Obama della morte di due cooperanti a causa di un bombardamento effettuato tramite drone telecomandato. Faccia di circostanza, mentre descrive la vicenda, terminando con un mi dispiace …
Chiunque abbia assistito a questa farsa sa bene che non è vero, che per Obama è solo un altro numero nel conteggio delle vittime di una guerra di cui ancora non si percepisce nessuna fine.
Lo stesso per i morti nel Mediterraneo. Un minuto di silenzio durante il quale c’è chi pensa ad altro, all’appuntamento con il parrucchiere o a cosa sarebbe meglio mangiare a pranzo.

Ecco, non venite al mio funerale. So bene cosa pensate di me. Voglio risparmiarvi la fatica di mentire. Non ci sarà, comunque, il mio funerale perché soffro di tafofobia. Ma di questo parlerò un’altra volta.