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FINO ALL’ULTIMO RESPIRO

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Fino all’Ultimo Respiro

Dopo giorni e giorni senza pioggia e senza vento i cieli sopra alle nostre città sono grigio-marrone per lo smog. E come ci raccontano che si risolverà il problema dell’aria irrespirabile? Con la speranza dell’arrivo della pioggia che finalmente spazzerà via tutta la sporcizia.
Mi viene in mente il pavimento di una grande sala da ballo, dopo una festa alcolica, ricoperto di vomito che qualcuno pulisce buttando una enorme secchiata d’acqua. Dove và a finire il vomito? Ai bordi della stanza. Il centro è pulito, ma il vomito è sempre lì, con i suoi germi fetidi e con la sua puzza. Ecco come si risolve il problema dello smog. Secchiate d’acqua che spostano semplicemente la sporcizia un po’ più in là ma le complicazioni restano. Allora, domanda da imbecille: non è che per caso dovremmo preoccuparci seriamente di trovare sistemi per evitare questo suicidio di massa? Non è che siamo qui di passaggio e che alla fine la distruzione del pianeta riguarda chi ci abita perché anche noi, tutti noi ci viviamo e ne siamo responsabili.

Il termine Ecologia è stato “inventato”, nel 1866, dal biologo tedesco Ernst Haeckel e indica la scienza degli ecosistemi, le interazioni tra le differenti specie o, più in generale, la biosfera.

Faccio parte di quella generazione conosciuta come Baby Boomer, ovvero quei bambini nati nel pieno boom economico che travolse l’Italia degli anni ’60. Elettrodomestici, automobili, scaldabagni energivori, gite fuori porta ogni domenica con annesso pic-nic dove si portava tutta la dispensa, dalle lasagne al pollo arrosto con insalata e patate. Non c’erano buste di plastica ma di carta, bottiglie e bicchieri di vetro, termos e tazze. Ma l’immondizia che si produceva era tanta e si buttava tutto dal finestrino della macchina mentre percorrevano le stradine nei boschi e non era insolito trovare discariche, in angoli nascosti, di mobili, elettrodomestici, contenitori di Moplen.  In estate poi, le spiagge sostituivano come location i boschi e i prati e dopo l’inverno, le spiagge erano coperte di rifiuti che il mare ci riconsegnava.

La parola Ecologia e il concetto di rispetto dell’ambiente erano sconosciuti.

L’industrializzazione avanzava ed io, che abitavo in un paese della campagna toscana, rifuggivo tutto quello che era sano; preferivo ingozzarmi di bibite e caramelle dai colori improbabili e cibi dove ancora non era obbligatoria la data di scadenza, tanto meno l’elenco degli ingredienti. Il mare poi, con il suo movimento continuo, ripuliva tutto. Credevamo. Ma non faceva altro che spostare un po’ più in là il mare di spazzatura.

Tutto ciò che era nuovo e industriale era buono, se poi ce lo diceva la televisione allora era il massimo. Per non parlare della cementificazione del territorio: il boom economico aveva portato anche un incremento delle nascite, tante nuove famiglie, tanto da fare, tante case da costruire.

La spazzatura si buttava nei fiumi che l’avrebbero trasportata lontano, nel mare, nell’oceano … la cosa importante era non vederla.

Oggi facciamo i conti con l’incoscienza di quegli anni. Siamo sopraffatti da palazzi orrendi, progettati da pseudo-geometri-architetti-ingegneri, costruiti senza ritegno in posti dalla natura una volta bellissima. L’inquinamento che ci ha lasciato in eredità l’industrializzazione selvaggia di un paese a vocazione agricola oggi ci presenta il conto. Il culto dell’automobile e tutto quello che ne consegue ci fa viaggiare comodamente ma ci costringe a respirare l’aria dove non c’è più l’ossigeno. Qui da noi, purtroppo, ci accorgiamo dei problemi solo se “ ci scappa il morto”…. Mentre la cultura del rispetto dell’ambiente è ancora lontana da venire.

Informazioni sull'Autore

Circolo dei Tignosi

Grafico Pubblicitario con l’hobby della scrittura e l’attitudine alla provocazione. Non ha potuto fare nella vita ciò che voleva, si sfoga con il web. Attivista, creatrice e sostenitrice di Movimento Alieno perché … non si sa mai. Il Circolo dei Tignosi è il Blog dove contano le domande perché è nelle domande che si trovano le risposte.

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