Circolo dei Tignosi Fine Pena Mai

Fine Pena Mai

La nostra società, per quanto si dichiari laica, è in realtà il frutto di insegnamenti, imposizioni e istituzioni religiose: è il risultato di un lavoro millenario.

Tutti questi insegnamenti/regole, derivano da una lettura della Bibbia funzionale alla società che si intende creare. La minaccia del tormento eterno, della punizione senza fine aiuta a tenere a bada i comportamenti dell’uomo che di per sé nasce anarchico, ateo o pagano. Va educato e la minaccia di una punizione dolorosa e prolungata nel tempo si pensa possa essere un deterrente. Ma la Bibbia ci racconta che anche il giusto può pagare le colpe dell’empio, come ben ci chiarisce l’episodio Gen. 18-19 di Sodoma e Gomorra, due intere città con tutti i loro abitanti distrutte col fuoco per volere di Dio. L’Iddio che avrebbe promesso di salvare le città se vi fossero stati anche soltanto dieci giusti.

Terrorizzare al fine di impedire psicologicamente di verificare. Terrorizzare al fine di impedire psicologicamente di criticare e mettere in discussione quanto viene presentato.
Dato per scontato che la vendetta è l’unica forma di giustizia dei cristiani

Ma se segue una disgrazia, allora pagherai vita per vita: occhio per occhio, dente per dente, mano per mano, piede per piede, bruciatura per bruciatura, ferita per ferita, livido per livido.- Esodo 21

ecco che questa semplice formula si riversa in tutto il nostro comportamento sociale. Non basta, esiste solo un essere superiore che può amministrare la giustizia.

Rimaniamo sempre impressionati da come la Giustizia viene amministrata nel nostro Paese.
Anni fa, una donna moglie di un boss della ‘Ndrangheta calabrese, decise di abbandonare quel mondo maschilista e violento. Madre di una bambina, si rivolge alle istituzioni decidendo di diventare una Collaboratrice di Giustizia. Questa decisione la pone in una condizione pericolosissima perché in questo modo avrebbe avuto contro sia il compagno che la sua stessa famiglia d’origine; il fratello, infatti, è a sua volta un boss di questa organizzazione malavitosa. La donna parla permettendo alla polizia di effettuare numerosi arresti. Nonostante sia stata trasferita in un’altra città, in un’altra regione, il marito riesce a trovarla.

Fine Pena Mai

La donna riesce a scampare da un tentato omicidio ma, naturalmente, ciò è più che sufficiente a spaventarla. Senza tener conto di questo episodio, qualcuno ritiene che ciò che racconta la donna non sia sufficiente da considerarla in pericolo e si vede estromessa dal programma dei collaboratori di giustizia. La donna si rivolge al Consiglio di Stato che le dà ragione. Ci vuole un anno prima che la donna, assieme alla figlia, sia riammessa al programma. Ma non basta. La donna versa in gravissime difficoltà economiche. Non è facile vivere con il fiato sul collo dei killer della ‘Ndrangheta e provare a vivere una vita regolare, con una casa, un lavoro, una figlia a cui far fare una vita “normale”.

Questa donna chiedeva solo di riscattarsi da una vita fatta di violenza; questa donna sognava di ricostruirsi una esistenza lontano, in Australia, immaginando per sé e per la figlia un diverso panorama, respirare un’altra aria. Ma non ci riesce. È troppo il peso che deve sopportare e, di nuovo pentita, cerca di reinserirsi nella vecchia famiglia. Il marito, apparentemente per il bene della figlia, decide di assecondare questa richiesta. Ma questa povera donna neanche immagina che è tutta una trappola. Oramai la donna ha sulla fronte impresso il marchio dell’infame e nel suo mondo un infame non può ripensarci, non si salva.
La donna viene attirata in un appartamento e qui uccisa da tre uomini che la odiano profondamente.
La giustizia lentamente arriva è i colpevoli sono condannati all’ergastolo. Fine pena: mai.
Giustizia è fatta, come si dice, ma è proprio così?

Di quanti soldi avrebbe avuto bisogno la donna per raggiungere l’Australia e portare in salvo sé stessa e la figlia? Questa donna aveva 35 anni e tutta una vita davanti. Invece è condannata ad un Fine Pena: Mai. Dobbiamo essere felici di questa giustizia? Forse sarebbe bastato l’equivalente dello stipendio di un inutile parlamentare della Repubblica per dare una nuova occasione a queste due donne.

La lettera di Lea Garofalo al Capo dello Stato Giorgio Napolitano, prima di essere assassinata

28 aprile 2009
Signor Presidente della Repubblica, chi le scrive è una giovane madre, disperata allo stremo delle sue forze, psichiche e mentali in quanto quotidianamente torturata da anni dall’assoluta mancanza di adeguata tutela da parte di taluni liberi professionisti, quali il mio attuale legame legale che si dice disponibile a tutelarmi e di fatto non risponde neanche alle mie telefonate Siamo da circa 7 anni in un programma di protezione provvisorio. In casi normali la provvisorietà dura all’incirca 1 anno, in questo caso si è oltrepassato ogni tempo e, permettetemi, ogni limite, in quanto quotidianamente vengono violati i nostri diritti fondamentali sanciti dalle leggi europee.

IL MIO AVVOCATO NON MI TUTELA

Il legale assegnatomi dopo avermi fatto figurare come collaboratrice, termine senza che mai e dico mai ho commesso alcun reato in vita mia. Sono una donna che si è sempre presa la responsabilità e che da tempo ha deciso di rompere ogni tipo di legame con la propria famiglia e con il convivente. Cercando di riniziare una vita all’insegna della legalità e della giustizia con mia figlia. Dopo numerose minacce psichiche, verbali e mentali di denunciare tutti. Vengo ascoltata da un magistrato dopo un mese delle mie dichiarazioni in presenza di un maresciallo e di un legale assegnatomi, mi dissero che bisognava aspettare di trovare un magistrato che non fosse corrotto dopo oltre un mese passato scappando di città in città per ovvie paure e con una figlia piccola, i carabinieri ci condussero alla procura della Repubblica di C. e lì fui sentita in presenza di un avvocato assegnatomi dalla stessa procura.

Questi mi comunicarono di figurare come collaboratore, premetto di non aver nessuna conoscenza giuridica, pertanto il termine di collaboratore per una persona ignorante, era corretto in quanto stavo collaborando al fine di arrestare dei criminali mafiosi. Dopo circa tre anni il mio caso passa ad un altro magistrato e da lui appresi di essere stata mal tutelata dal mio legale.

HO PERSO TUTTO E SIAMO ISOLATE

Oggi mi ritrovo, assieme a mia figlia isolata da tutto e da tutti, ho perso tutto, la mia famiglia, ho perso il mio lavoro (anche se precario) ho perso la casa, ho perso i miei innumerevoli amici, ho perso ogni aspettativa di futuro, ma questo lo avevo messo in conto, sapevo a cosa andavo incontro facendo una scelta simile. Quello che non avevo messo in conto e che assolutamente immaginavo, e non solo perché sono una povera ignorante con a mala pena un attestato di licenza media inferiore, ma perché pensavo sinceramente che denunciare fosse l’unico modo per porre fine agli innumerevoli soprusi e probabilmente a far tornare sui propri passi qualche povero disgraziato sinceramente, non so neanche da dove mi viene questo spirito, o forse sì, visti i tristi precedenti di cause perse ingiustamente da parte dei miei familiari onestissimi! Gente che si è venduta pure la casa dove abitava, per pagare gli avvocati e soprattutto, per perseguire un’idea di giustizia che non c’è mai stata, anzi tutt’altro! Oggi e dopo tutti i precedenti, mi chiedo ancora come ho potuto, anche solo pensare che in Italia possa realmente esistere qualcosa di simile alla giustizia, soprattutto dopo precedenti disastrosi come quelli vissuti in prima persona dai miei familiari.

CONOSCO GIA’ IL MIO DESTINO CHE MI ASPETTA

Eppure sarà che la storia si ripete che la genetica non cambia, ho ripetuto e sto ripentendo passo dopo passo quello che nella mia famiglia è già successo, e sa qual è la cosa peggiore? La cosa peggiore è che conosco già il destino che mi spetta, dopo essere stata colpita negli interessi materiali e affettivi arriverà la morte! Inaspettata indegna e inesorabile e soprattutto senza la soddisfazione per qualche mio familiare è stato anche abbastanza naturale se così si può dire, di una persona che muore perché annega i propri dolori nell’alcol per dimenticare un figlio che è stato ucciso per essersi rifiutato di sottostare ai ricatti di qualche mai mafioso di turno. Per qualcun altro è stato certamente più atroce di quanto si possa immaginare lentamente, perché questo visti i risultati precedenti negativi si è fatto giustizia da solo e , si sa, quando si entra in certi vincoli viziosi difficilmente se ne esce indenni tutto questo perché le istituzioni hanno fatto orecchie da mercante!

CREDO ANCORA NELLA GIUSTIZIA

Ora con questa mia lettera vorrei presuntuosamente cambiare il corso della mia triste storia perché non voglio assolutamente che un giorno qualcuno possa sentirsi autorizzato a fare ciò che deve fare la legge e quindi sacrificare se pur per una giustissima causa la propria vita e quella dei propri cari per perseguire un’idea di giustizia che tale non è più nel momento in cui ce la si fa da soli e , con metodi spicci. Vorrei Signor Presidente, che con questa mia richiesta di aiuto lei mi rispondesse alle decine, se non centinaia di persone che oggi si trovano nella mia stessa situazione. Ora non so, sinceramente, quanti di noi non abbiamo mai commesso alcun reato e, dopo aver denunciato diversi atti criminali, si sono ritrovati catalogati come collaboratori di giustizia e quindi di appartenenti a quella nota fascia di infami, così comunemente chiamati in Italia, piuttosto che testimoni di atti criminali, perché le posso assicurare, in quanto vissuto personalmente che esistono persone che nonostante essere in mezzo a situazioni del genere riescono a non farsi compromettere in nessun modo a ad avere saputo dare dignità e speranza oltre che giustizia alla loro esistenza. Lei oggi, signor presidente, può cambiare il corso della storia, se vuole può aiutare chi, non si sa bene perché, o come, riesce ancora a credere che anche in questo paese vivere giustamente si può nonostante tutto! La prego signor presidente ci dia un segnale di speranza, non attendiamo che quello, e a chi si intende di diritto civile e penale, anche voi aiutate chi è in difficoltà ingiustamente!

Personalmente non credo che esiste chissà chi o chissà cosa, però credo nella volontà delle persone, perché l’ho sperimentata personalmente e non solo per cui, se qualche avvocato legge questo articolo e volesse perseguire un’idea di giustizia accontentandosi della retribuzione del patrocinio gratuito e avendo in cambio tante soddisfazioni e una immensa gratitudine da parte di una giovane madre che crede ancora in qualcosa vagamente reale, oggi giorno in questo paese si faccia avanti, ho bisogno di aiuto, qualcuno ci aiuti.

Una giovane madre disperata