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Finanza Islamica

Non passa giorno che non avvenga un accadimento che ci mostri in che razza di paese marcio viviamo.
Oggi tocca alle Banche (di nuovo), che basano le proprie attività non sul finanziamento a supporto dell’Economia bensì sulla Finanza, ovvero fare soldi dai e con i soldi.
Provate ad andare in Banca con un’idea imprenditoriale: se non avete garanzie o meglio non avete già dei soldi vostri, neanche vi considerano. Se avessi dei soldi di mio credete che andrei a chiederli in Banca? Se avessi disponibilità per intraprendere una qualsiasi attività, in un Paese strozzato dalla burocrazia come è il nostro, piuttosto deciderei di partire per una lunga vacanza.

Ci hanno convinti che questo è il miglior sistema possibile mentre questo sistema è concepito solo per distruggerci. Non è un caso se, adesso, vogliono costringerci ad avere la Carta di Credito anche per poter comprare un litro di latte. Dobbiamo, quindi, avere per forza il Conto in Banca. Ma perché?
Perché è l’unico modo per arginare l’evasione fiscale. Dobbiamo crederci o è un ennesimo favore alle Banche?
Da parte nostra c’è sicuramente connivenza con questo sistema perché fa leva sull’avidità umana.
Attenzione, il sistema stimola la nostra avidità in ogni campo: non solo il desiderio intenso e smodato di denaro, ma anche di cibo, di sesso, di apparenza.

Abbiamo sempre espresso la convinzione che la nostra debba essere una Società Laica, ma nel caso dello scandalo che riguarda le banche, i cui atteggiamenti delinquenziali hanno causato anche dei suicidi, forse dovremmo leggere come tratta il denaro la Società islamica che, seppur vero che deriva da una visione strettamente religiosa, può aiutarci a capire che forse il nostro sistema dovrebbe cominciare a considerare l’aspetto umano ed etico del denaro. Leggete quanto segue e sostituite alle parole Islam e Finanza Islamica, le parole Banca d’Italia: funziona?

Fondamenti della Finanza Islamica
La finanza islamica è fondamentalmente un sistema basato sulla condivisione del rischio – componente dell’attività commerciale, piuttosto che sul trasferimento del rischio – caratteristica del settore bancario convenzionale dove l’intermediazione finanziaria avviene tramite l’interesse. La finanza islamica applica concetti quali la partecipazione agli utili (mudharabah), la custodia (wadiah), le joint ventures (musharakah), il costo + margine di guadagno (murabahah), e il leasing (ijara). Inoltre, la finanza islamica si limita a transazioni che non danneggino la società come tabacco, alcool, gioco d’azzardo e attività intrattenimento volgare.
Grazie a queste caratteristiche, la finanza islamica è conosciuta e percepita come una forma di investimento socialmente responsabile nella quale la norma shariatica richiede che gli investimenti effettuati siano basati su attività tangibili e che le due parti della transazione condividano profitti e perdite. Lo scopo è di impegnarsi solo in investimenti etici e transazioni morali.
Dal punto di vista del lavoro, il profitto simboleggia il successo imprenditoriale e la creazione di ricchezza mentre l’interesse, è un costo che è addebitato e accresce in continuazione a prescindere dai risultati delle attività lavorative e può non creare ma distruggere ricchezza. Il concetto di condivisione di profitto e perdite, quale base delle operazioni finanziarie, è inoltre in continuo divenire poiché separa le buone prestazioni dalle cattive e dalle mediocri e incoraggia pertanto una migliore gestione delle risorse.
 I principi alla base del sistema di finanza islamica derivano dal Corano e dalla Sunna e includono:
 il divieto di ribà (interessi) e la rimozione dal sistema economico del finanziamento basato sul debito. In Islam, il denaro non è un bene in sé che può sviluppare un surplus da sé e per sé:

 il divieto di gharar (rischio, incertezza), che comprende la completa trasparenza delle informazioni e la rimozione di qualsiasi informazione asimmetrica nei contratti;

il divieto di maysir: speculazione con l’intento di conseguire un facile profitto;

la proibizione di finanziamenti di attività e beni peccaminosi e socialmente irresponsabili. Il capitale deve avere uno scopo sociale ed etico che travalichi il semplice tornaconto;

la condivisione dei rischi: il finanziatore e l’imprenditore condividono il rischio di impresa in cambio delle quote di utili e perdite;

tangibilità: una transazione finanziaria deve avere una ‘finalità materiale’, cioè un legame diretto o indiretto con una transazione economica reale;

giustizia: una transazione finanziaria non deve portare allo sfruttamento di una delle parti della transazione. L’Islam considera gli obblighi contrattuali e la divulgazione di informazioni come un dovere sacro. Questa caratteristica riduce il rischio di asimmetrie informative e del cosiddetto ‘moral hazard’.

Forse è per questo che i ricchi sceicchi vengono in Europa a investire e speculare, in barba all’etica islamica.

Se qualcuno dei nostri politici andasse in Europa con proposte del genere per riformare il Sistema bancario, sarebbe tacciato di Terrorismo islamico?