Farsi Suora Citazione Giovane Suora nella sua cella Cesare Laurenti-1899

FARSI SUORA

Farsi Suora. L’Osservatore Romano, organo ufficiale della Città del Vaticano, ci fa sapere che ha un inserto mensile femminile denominato “Donne Chiesa Mondo”. L’intento è quello di testimoniare la presenza femminile nella Chiesa.

Nel numero di Gennaio 2020 appare un servizio su un argomento molto particolare: la questione del Burnout delle Suore, la sindrome da stress da lavoro considerata uno dei mali dell’epoca moderna.

Oltre a problemi psichici, tale patologia è capace di far sviluppare anche un disturbo del ritmo cardiaco potenzialmente mortale.
Nella statistica dei lavoratori che soffrono di questa sindrome troviamo tante religiose che operano nei propri conventi o sono impiegate presso scuole, ospedali, parrocchie, abitazioni private di prelati.

Tra le cause della sindrome, abusi di potere, contesti abusanti o veri e propri abusi e ricatti sessuali, di cui sono vittime centinaia di suore, comprese quelle che lavorano in aree povere o segnate da stati di guerra.

Prima Donne, poi Suore

Dobbiamo riflettere sul fatto che le suore prima di essere tali sono donne.

Senza addentrarci in questioni personali o analisi dei motivi che spingono una donna a diventare suora, riteniamo interessante verificare come molti degli aspetti più negativi della nostra società abbiano contaminato luoghi che per tutti simboleggiano pace, armonia e vita serena.

La donna religiosa, ancor prima di prendere il velo, è cittadina del mondo. Ma fin dagli albori del monachesimo femminile, la prevaricazione da parte dei religiosi maschi e più in generale del mondo maschilista ha sempre condizionato le scelte di queste donne.

Farsi Suora Vale of the Rest

John Everett Millais, Vale of the Rest – 1858

Farsi Suora

Abusi di potere

A sollevare la questione del burnout sofferto dalle suore è stata l’Unione internazionale delle Superiori Generali che hanno dibattuto su problematiche legate alla vita religiosa.

Alla luce dei risultati, si è deciso di istituire una commissione che dovrà occuparsi della condizione di sfruttamento vissuta da centinaia di suore in strutture della chiesa o in abitazioni di prelati, senza orari, contratti, e con paghe misere.

Molto sentito è anche il tema della disparità di genere in congregazioni, comunità e società. Sulla scia delle linee guida per la tutela dei minori si inetnde pensare a nuovi codici di condotta per le religiose che comprendano obblighi e dirittti, che assicurino assistenza e terapie in modo da interrompere quella catena di lavoro svolta «nell’ambiguità, senza regole certe» e, quindi, la sensazione di essere bullizzate e molestate che è tra le prime cause di stress.

Gli abusi di potere, in particolare, vengono attuati all’interno delle congregazioni dove sembrano non esistere i principi fondanti della vita religiosa come la fraternità e il rapporto autorità-obbedienza è portato ai limiti di sopportazione.

Totale Trasparenza?

Anche tra le religiose di una stessa comunità esistono casi di violenze psicologiche: sono stati segnalati casi di superiore generali che una volta elette non vogliono più cedere il loro posto. Non solo, si registrano anche casi di violenze sessuali sui quali il Papa ribadisce la volontà di «totale trasparenza».

Per questo motivo, il Papa ha deciso di creare a Roma una casa per accogliere dalla strada alcune suore mandate via dai superiori, in particolare per le suore straniere.

Alcuni segnalano il fenomeno delle ex suore ridotte sul lastrico quando decidono di dismettere il velo o di superiori che hanno trattenuto i documenti di suore che desideravano uscire dal convento, o che sono state mandate via. C’è stato anche qualche caso di ex suore costrette a prostituirsi per potersi mantenere.

Del resto, il Motu Proprio di Papa Francesco Vos estis lux mundi per contrastare gli abusi non riguardava solo i crimini pedofili. Oltre ai delitti contro i minori e le «persone vulnerabili», il testo parla anche di altri crimini sessuali che derivano dall’abuso di autorità: i casi di violenza di preti e vescovi sulle suore.

Małgorzata Borkowska, benedettina, dopo cinquant’anni di vita religiosa ha scritto il libro «L’asina di Balaam» dove parla dell’arroganza, dell’ignoranza e dell’incompetenza di una classe sacerdotale che si ostina a trattare con superiorità, condiscendenza, a volte anche disprezzo, le suore.

Farsi Suora The Ecstatic Virgin Anna Katharina Emmerich 1885

Anna Katharina Emmerich, The Ecstatic Virgin – 1885

Farsi Suora
Farsi Suora Francois Bonvin La Charite 1851

Francois Bonvin La Charite – 1851

Farsi Suora

Lavorare nell’Ambiguità

Dice Maryanne Lounghry australiana, suora della Misericordia, psicologa, ricercatrice al Boston College e all’Università di Oxford: È fondamentale che una suora sappia cosa può chiedere e cosa non può esserle chiesto. Ciascuna dovrebbe avere un codice di condotta, una lettera di accordo con il vescovo o con il parroco; dovrebbe poter dire al padre o alla sorella: “Sai, ho lavorato 38 ore questa settimana, non posso lavorare domenica e tornare di nuovo lunedì, ho bisogno di un giorno di riposo. Lavorare nell’ambiguità, senza regole certe, può farmi sentire bullizzata, abusata, molestata.

Nel 2019 è arrivata la notizia di due episodi accaduti in Sicilia, che coinvolgevano due suore recatesi in ospedale a causa di forti dolori al basso ventre. Le due religiose, appartenenti a due ordini diversi sono risultate essere incinte, con la sorpresa di chi conosceva la loro missione nelle parrocchie di appartenenza. Non è però l’unico caso in Italia.

Nel 2014, una suora di origini salvadoregne, diede alla luce un bambino e decise di lasciare l’ordine religioso per dedicarsi anima e corpo al piccolo. Un anno dopo, nelle Marche, una novizia diede alla luce un altro bambino.

Un’altra religiosa, di origini congolesi, nel 2011 partorì, sempre nelle Marche, dopo aver denunciato di essere stata violentata da un sacerdote suo connazionale.

Una madre superiora proveniente dal Madagascar, dopo aver accusato forti dolori allo stomaco si è recata in ospedale e ha scoperto di essere incinta. La suora, impegnata in una casa di cura per anziani, sarebbe poi tornata nel proprio paese d’origine.

Oltre al burnout, un altro disturbo è quello post traumatico: Penso ad esempio alle sorelle che in Ruanda hanno visto quantità di cadaveri, spiega suor Lounghry, E se lavori anni in centri per rifugiati e vittime di tratta, ti rimane dentro, scava come una goccia d’acqua.

Questioni gravi che vanno affrontate come gli abusi sessuali compiuti sia da uomini che da donne.

Totale Trasparenza?

Anche tra le religiose di una stessa comunità esistono casi di violenze psicologiche: sono stati segnalati casi di superiore generali che una volta elette non vogliono più cedere il loro posto. Non solo, si registrano anche casi di violenze sessuali sui quali il Papa ribadisce la volontà di «totale trasparenza».

Per questo motivo, il Papa ha deciso di creare a Roma una casa per accogliere dalla strada alcune suore mandate via dai superiori, in particolare per le suore straniere.

Alcuni segnalano il fenomeno delle ex suore ridotte sul lastrico quando decidono di dismettere il velo o di superiori che hanno trattenuto i documenti di suore che desideravano uscire dal convento, o che sono state mandate via.

C’è stato anche qualche caso di ex suore costrette a prostituirsi per potersi mantenere.

Farsi Suora Francesca al Ruscello
Farsi Suora

Ignoranza e Incompetenza

Del resto, il Motu Proprio di Papa Francesco Vos estis lux mundi per contrastare gli abusi non riguardava solo i crimini pedofili. Oltre ai delitti contro i minori e le «persone vulnerabili», il testo parla anche di altri crimini sessuali che derivano dall’abuso di autorità: i casi di violenza di preti e vescovi sulle suore.

Małgorzata Borkowska, benedettina, dopo cinquant’anni di vita religiosa ha scritto il libro «L’asina di Balaam» dove parla dell’arroganza, dell’ignoranza e dell’incompetenza di una classe sacerdotale che si ostina a trattare con superiorità, condiscendenza, a volte anche disprezzo, le suore.

Farsi Suora William Shakespeare Amleto

William Shakespeare – Amleto, Atto III, Scena I

Farsi Suora

Va’ in un convento

Amleto: Va’ in un convento.
Perché ti vuoi fare procreatrice di peccatori?
Anch’io son virtuoso abbastanza, e tuttavia
mi potrei incolpar di tali cose, da pensar che sarebbe stato meglio
mia madre non m’avesse partorito.
Sono molto superbo, vendicativo, pieno d’ambizione,
con più peccati pronti ad un mio cenno
che pensieri nei quali riversarli,
o fantasia con cui dar loro forma,
o tempo sufficiente a consumarli.
Che ci fa al mondo un essere così? Sempre a strisciare qui, tra cielo e terra?
Siamo grandi canaglie, tutti quanti:
farai bene a non credere a nessuno.
Va’, va in convento… Tuo padre dov’è?
Ofelia: A casa, mio signore.

(William Shakespeare, Amleto, Atto III, Scena I)

Breve storia del monachesimo femminile cristiano

L’ingresso in monastero sembrava essere l’unico rifugio di vedove e di dame cadette a cui norme giuridiche vietavano sistemazioni diverse. Ma il monastero era anche luogo di riscatto e rigenerazione spirituale per donne povere che potevano aspirare ad una nuova formazione sia spirituale che culturale.

Tra tutte, spicca la figura di Ildegarda di Bingen, che fu non solo suora ma anche scrittrice, drammaturga, poetessa, musicista, filosofa, linguista, cosmologa, guaritrice, naturalista, consigliere politico e profetessa.
Ildegarda fu l’autrice di una delle prime lingue artificiali di cui si abbiano notizie, la Lingua ignota per hominem simplicem Hildegardem prolata.

Affermava di ricevere visioni continue, in un’estasi che non si attuava come possessione o trance, ma come uno stato di luce, di straordinaria ebbrezza intellettuale.

Plautilla Nelli al secolo Polissena de’ Nelli (Firenze, 1524 – Firenze, 1588) suora e pittrice, è citata da Vasari che ne parla in toni lusinghieri.

La regola di Sant’Agostino diceva, tra l’altro, che: Nel monastero non ci sia proprio nessuno che non sappia leggere e non ricordi qualcosa della Scrittura: come minimo il Nuovo Testamento e il Salterio.
Valida anche per le donne, tale «costrizione» si tradurrà per loro in un progresso intellettuale senza precedenti.

Ma i conventi non erano solo fucine di creatività, arte e scienza dove le donne di ogni rango sociale potevano coltivare i loro talenti senza timore.

La donna non votata alla verginità era lo strumento preferito del demonio (altra “invenzione” maschile) e molte donne venivano rinchiuse contro la loro volontà.

I primi monasteri femminili sono fondazioni private volute da “questo o da quel sovrano”, per riunire le donne non sposate della propria famiglia che non potevano trovare altre collocazioni, oltre naturalmente quelle che hanno un’autentica vocazione religiosa. Insomma, i casi erano due: il matrimonio o il convento.

Perciò, questi monasteri costituivano un rifugio, voluto o imposto, per le donne in situazioni di violenza e per salvaguardare almeno parzialmente i beni di clan gentilizi.

I monasteri femminili erano sottoposti governo sia spirituale che materiale del ramo maschile dello stesso ordine, che provvedeva tramite i propri monaci, all’amministrazione dei beni e alla somministrazione dei sacramenti alle monache.

La Regola di Agostino trascritta al femminile sostituisce termini quali «padre» e «fratello» con «madre» e «sorella».

Le tentazioni carnali sono trattate con preoccupazione, come se la donna su questo terreno fosse al contempo più fragile e più attraente, raccomandando alle monache che escono dal monastero di non «eccitare la concupiscenza».

Gli ordini monastici femminili conobbero una serie di problemi. Non ottennero il riconoscimento della loro aspirazione alla povertà evangelica, che pure era fortissima in alcune delle loro ispiratrici: si riteneva, infatti, che una condizione di miseria esponesse le donne alle tentazioni ed ai pericoli della “carne”, cioè a relazioni sessuali libere o a pagamento.

In quanto donne erano considerate inabili all’amministrazione dei sacramenti; di conseguenza dovevano ricorrere al servizio sacramentale fornito per l’eucarestia e la confessione da religiosi maschi: questa presenza maschile esponeva le monache a rischi e maldicenze. 

Farsi Suora i Diavoli di Ken Russell

Una scena dal film I Diavoli di Ken Russell – 1971

Farsi Suora

Ai piedi dell’Uomo

Papa Bonifacio VIII impose l’obbligo della “clausura”, cioè della segregazione rispetto al mondo esterno.
L’apertura dei monasteri e delle case femminili verso l’esterno spesso costituiva una scelta obbligata, determinata da concrete esigenze di sopravvivenza: per i monasteri era necessario mantenere rapporti con chi commissionava alle monache lavori di filatura, tessitura, cucito, etc., e in alcuni mesi dell’anno i monasteri più poveri dovevano mandare fuori dal loro chiostro alcune sorelle, per raccogliere le elemosine indispensabili a sfamare la comunità.

Tranne i casi di autentica vocazione volontaria e autonoma, la scelta dello stato monastico delle fanciulle spettava ai maschi delle loro rispettive famiglie e dipendeva da motivazioni esclusivamente connesse con quelle strategie familiari che erano tese, oltre che a sistemare in qualche modo figlie illegittime o inadatte al matrimonio per evidenti difetti fisici, a conservare e accrescere il patrimonio domestico, senza intaccarlo con l’erogazione di ricche doti coniugali o con lasciti testamentari.

Eppure, fino quasi alla metà del Cinquecento queste strategie familiari, così condizionate da motivazioni economiche, erano sopportabili per le interessate, poiché non comportavano la recisione dei loro legami affettivi con le famiglie d’origine.

La comunità familiare si perpetuava nel chiostro e l’assenza di clausura consentiva ai parenti di visitare le monacate, di servirsi delle celle monastiche per conservarvi i denari, i gioielli e i preziosi di casa nei momenti più turbolenti della vita cittadina, di usare la rinomata cucina monastica per organizzare i banchetti delle grandi feste familiari, come i matrimoni e i battesimi.

La consapevolezza del disordine economico provocato da questo sfruttamento indusse alcuni governi ad adottare provvedimenti che garantissero una corretta amministrazione economica dei patrimoni monastici.
In alcuni di questi provvedimenti politici cominciò anche a prefigurarsi un’interpretazione misogina e carceraria del concetto di clausura. L’imposizione dall’alto del rigore disciplinare sollevò le proteste delle monache e tentativi di resistenza, che si protrassero fino agli inizi del Seicento con la morte naturale delle monache ribelli.

Le “monacazioni forzate”, intanto, continuarono per tutto l’arco dell’età moderna e, salvo qualche scandalo (come quello della famosa monaca di Monza), i monasteri femminili nascosero quelle strategie familiari tese a consolidare i patrimoni domestici, privilegiando la discendenza maschile nella successione ereditaria.

Come era già avvenuto in precedenza, non mancarono monache che accolsero con entusiasmo l’inasprimento della vita monastica e ne fecero persino il fondamento di nuovi istituti, che adottarono la prima regola di Santa Chiara (stretta povertà, penitenza, umiltà), optando per una vita di preghiera e di privazioni.
Uno dei segni distintivi della vergine cristiana è la sua forza nell’affrontare le avversità, una dote anticamente considerata «virile».

Farsi Suora Magdalene Film

Una scena dal film Magdalene di Peter Mullan – 2002

Farsi Suora

L’Educandato

Negli ultimi decenni del Settecento, alcuni sovrani assoluti attuarono riforme disciplinari. In epoca napoleonica, contro l’ideale della vita contemplativa riemergeva forte il richiamo alla vita attiva, anche nell’ambito della vita religiosa imponendo ai monasteri di clausura di impegnarsi nel campo dell’educazione delle ragazze e la riconversione in conservatori finalizzati all’istruzione.

L’educandato monastico fu la prima forma di scuola fuori dalla famiglia che una fanciulla non necessariamente votata alla monacazione poteva allora frequentare. Tra l’altro, l’educandato diviene un contenitore privilegiato per il reclutamento di nuove monacazioni. In tal senso, si pilotavano sapientemente le giovani educande alla rigida vita claustrale, allineandole agli obblighi adessa connessa, facendo loro praticare lo stesso modus vivendi delle religiose.

Questa strategia dell’impegno in attività di educazione, d’istruzione e di assistenza si rivelerà utile anche negli anni immediatamente successivi all’Unità d’Italia per attenuare gli effetti dell’estensione a tutto il Regno  delle leggi piemontesi di soppressione degli enti ecclesiastici non dediti ad attività di utilità sociale (legge del 7 luglio 1866).

Mentre in alcuni casi le comunità furono del tutto soppresse e le suore disperse, in altri le monache rimasero nei loro istituti anche se a titolo precario e riuscirono persino ad aggirare il divieto di accettare nuove affiliate.

Tra Ottocento e Novecento vennero fondati molti nuovi istituti, la maggior parte femminili, alcuni dei quali hanno dato origine a fondazioni in tutti i continenti.