Dovere di Informare e Diritto di Cronaca

Dovere di Informare e Diritto di Cronaca

L’emblematico crollo del balcone in una delle palazzine della ricostruzione dopo il terremoto de L’Aquila.

Quando un fatto diventa notizia?
Sono le 15,34 del 6 aprile 2009, quando l’imprenditore Pierfrancesco Gagliardi chiama il cognato Francesco De Vito Piscicelli.

Questa la trascrizione integrale della conversazione:

  • PISCICELLI: … sì
  • GAGLIARDI:..oh ma alla Ferratella occupati di ‘sta roba del terremoto perché qui bisogna partire in quarta subito… Non è che c’é un terremoto al giorno
  • PISCICELLI:… no…lo so (ride)
  • GAGLIARDI:… così per dire per carità.. poveracci
  • PISCICELLI:… va buo’…ciao
  • GAGLIARDI:… o no?
  • PISCICELLI:.. eh certo … Io ridevo stamattina alle 3 e mezzo dentro al letto
  • GAGLIARDI:… io pure… va buo’… Ciao.

 

Le risate (grasse) continuano.

È l’estate del 2009, quella dei cantieri “miracolo” del governo Berlusconi. In tv, gli italiani seguono con commozione il conto alla rovescia per la consegna delle case e delle scuole. Ma al telefono, pensando agli affari, Carlo Strassil (che in quel momento non sa di essere indagato per la vicenda di un’opera pubblica fantasma in provincia di Pescara) se la ride.

“So che lì all’Aquila si procede alla grande…” gli dice al telefono, con tono molto allegro, un interlocutore. “Un film…” risponde Strassil, aggiungendo altre “grasse risate”, annota ancora l’agente all’ascolto.

Da questa intercettazione in poi, un altro appalto finisce sotto i riflettori del magistrato Gennaro Varone (titolare dell’indagine): quello dei “certificati di agibilità” delle scuole dell’Aquila. Ventiquattro scuole. Un appalto pubblico (da 600 mila euro) che in pochi mesi si scopre essere stato ideato proprio da Strassil. Per affidarlo a se stesso.

E così lo Stato paga, con i soldi del terremoto, un lavoro “inventato”, e costato trecento volte di più del necessario, sostiene l’accusa. La storia è quella di un costo che lievita…un po’ “.

Sull’Huffington Post c’è un articolo sul crollo di un balcone. Non è un balcone qualsiasi, ma uno di quelli appena costruiti dopo il terremoto de L’Aquila.

Le palazzine del progetto C.A.S.E., acronimo di derivazione sconosciuta, sono costate milioni e milioni di euro. Tanto per far divertire quei due compagni di merende che, la notte del terremoto, sghignazzavano al telefono, pensando ai soldi che avrebbero fatto sulla pelle dei terremotati.

Ma l’Huffington Post omette alcune informazioni. Quindi ci viene da pensare che chi scrive non è un professionista perché non sa una delle regole base del giornalismo: le notizie oltre che essere verificate devono essere complete. In questo caso, le informazioni omesse sono quelle più succulente.

Chi ha costruito queste palazzine? Non basta dire che sono state volute da Berlusconi. Questo è poco interessante perché è una notizia vecchia.

La notizia è sapere il nome e il cognome di chi ha costruito questi capolavori. È una questione di trasparenza e anche di rispetto verso i lettori. Perché costringerci a disturbare l’ufficio tecnico de L’Aquila per sapere chi ha vinto l’appalto?

Forse i redattori dell’Huffington Post hanno bisogno di qualche ripetizione alla scuola di giornalismo. Nell’articolo citato c’è solo la descrizione di un fatto. Manca la notizia.

Un cane che morde un uomo non è un fatto. Un uomo che morde un cane è una notizia. E’ questa la regola numero uno del giornalismo.