Confessioni di Donne Lucrezia

Figure femminili della Storia o del Teatro raccontano la loro versione dei fatti.

Confessioni di Donne Lucrezia Circolo dei Tignosi Blog

Fecero di me strumento nelle loro mani. Trasformarono questo mondo nella dimora del mio inferno. Prigioniera di una realtà che odiavo. Strumento docile e senza volontà, merce di scambio di Alessandro: figlia, sposa e nuora. Trastullo per Cesare, che non aveva alcun rispetto e considerazione per le donne.
Troppo giovane, passai da infanta spensierata a sposa tre volte, maledetta di quella maledizione che maledice le donne che non potranno mai fare lo stesso mestiere del padre.
Ceduta dal padre al fratello e dal fratello a un marito, in nome di un rovente sangue che ha il sopravvento su tutto. Violenza talvolta nascosta, talvolta sprezzantemente vantata. Dal disordine della mia anima tra religione e sensualità, tra ubbidienza e anarchia dei desideri, ho saputo lottare contro il padre, contro il fratello … le mie ribellioni mi condurranno, sola tra i Borgia, a salvarmi.
Murata viva, le iridi velate da una violenza ancestrale dove i miei avi erano carnivori. Inseguita da cose morte, invecchiata perché nata vecchia.
Gli occhi deformati dal dolore fino a che mi trovai a fissare cose nuove. Venduta per l’ultima volta agli Este, osservata con sospetto dai cortigiani, seppi arricchirli proteggendo le arti e la cultura, accogliendo letterati e pittori con gentilezza e rispetto. Finalmente compresi il significato di queste parole e fui chiamata Pulcherrima virgo. Mi affrancai dalla nomina di dispensatrice di cantarella e puttana.

Non mi negar signora
Di porgermi la man;
ch’io vo da te lontan,
non mi negar signora. (S. Aquilano a Lucrezia)

Consapevole della mia sorte di donna, solo come sposa riuscii a giudicare il mio sangue.
La nuova coscienza mi fece finalmente tradire un Papa e un fratello. La verità è che in un mondo in cui i dadi erano pesantemente truccati in favore dei maschi, riuscii a destreggiarmi per forgiare il mio destino.
Come Taide vissi da peccatrice, morii da santa.
Alla fine cosa rimase della povera ragazza uscita dalla prigione dei castelli e di sé stessa?
Non assassina, ma donna ingannata dagli uomini della mia famiglia.
Non malvagia, non corrotta ma donna che seppe liberarsi da un destino scritto da altri.