Catastrofi, Apocalissi e Kit di Sopravvivenza

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Siamo tutti consapevoli che non c’è un unico modo per fare qualcosa. Tutto si può migliorare. Ma abbiamo la presunzione di credere che il nostro modo di vivere sia l’unico possibile. Molte civiltà, nel corso della storia, hanno avuto un momento di splendore seguito da un declino e da una successiva scomparsa. Il nostro sistema è in declino. È sotto gli occhi di tutti. Se vogliamo veramente contrastare questa decadenza, non solo materiale ma anche morale,che appare inesorabile dobbiamo immaginare un altro stile di vita e rinunciare a quelle certezze che oggi ci appaiono intoccabili. Dobbiamo convincerci che il cambiamento deve partire principalmente da noi stessi. Se vogliamo superare le difficoltà materiali dobbiamo lavorare principalmente sui nostri comportamenti, sulle nostre abitudini e provare a vedere le cose da un altro punto di vista. Per usare una frase fatta, dobbiamo riprendere in mano il nostro destino. Tra le varie teorie che sostengono l’avvicinarsi di un cambiamento concreto, dovuto a catastrofi naturali o sfaceli sociali, ce n’è una piuttosto interessante. Un recente fatto di cronaca ha fatto conoscere all’opinione pubblica l’esistenza del Survivalismo. Un certo Eric Matthew Frein, ritenuto uno dei più pericolosi assassini statunitensi, è stato catturato dalla polizia che aveva scoperto il suo nascondiglio in un aeroporto abbandonato. A noi non interessa il fatto di cronaca in sé. Ci interessa il fatto che Frein era un seguace delle teorie del Survivalismo (pessima traduzione della parola inglese!). Frein è un survivalista, ovvero un sostenitore della necessità di prepararsi alla sopravvivenza dopo la Catastrofe o alle eventuali emergenze che possono derivare da cambiamenti di ordine sociale, medico, militare, naturale, finanziario. I survivalisti  hanno scorte nascoste di cibo, medicinali, armi, acqua per garantirsi l’autosufficienza per un determinato periodo.

Il survivalista tipico ha un approccio “militare” alla gestione delle emergenze. Solitamente il suo stile di vita “pre-evento” è già improntato molto alla sopravvivenza e riflette questo atteggiamento nell’abbigliamento, negli strumenti usati, nelle attività di tutti i giorni. L’atteggiamento mentale del survivalista è quello di essere in grado di risolvere qualsiasi problema pratico nelle situazioni di emergenza. Per questo studia tecniche di sopravvivenza nella natura, si interessa di caccia, pesca ed altri sistemi di sussistenza da adottare in caso di necessità. La maggior parte dei survivalisti punta innanzitutto alla sopravvivenza personale: è perfettamente in grado di bastare a se stesso e tendenzialmente punterà a fare quello.

Esiste un’altra categoria di persone che si preparano alla Catastrofe: i prepper. Il loro approccio è meno militare, meno individualistico. Sono convinti che solo un ritorno alla struttura tribale della società ci potrà salvare dalla Catastrofe. Il loro ideale di società è di tipo comunitario, dove tutti si aiutano, si sostengono reciprocamente, condividono sia gli oneri che le gioie della vita, dove sono tenuti in considerazione anche i bisogni individuali. Il tutto in assoluta armonia con la Natura. Gli Aborigeni australiani sono considerati l’esempio massimo di questo stile di vita “prepper”. Prima della colonizzazione europea, e per sessantamila anni, le varie tribù aborigene avevano condotto una vita pacifica, in armonia con la terra. Anche se a volte potevano esserci scontri tra varie tribù, tutto si risolveva in fretta, senza violenze o rancori prolungati. Il controllo del numero dei componenti della tribù era direttamente proporzionale alla quantità di cibo che la tribù riusciva a procurarsi. Non avevano nessun governo, tranne i loro consigli tribali locali. Ogni appartenente doveva dedicare al lavoro almeno tre giorni alla settimana per ricevere in cambio protezione e sicurezza all’interno della tribù. Cultura avanzata o cultura arretrata?

Quando nel XVII secolo iniziarono le esplorazioni del continente australiano, gli occidentali, forti nella convinzione che la loro fosse l’unica civiltà possibile, imposero agli aborigeni uno stile di vita e una scala gerarchica di valori che scombinò tutta l’armonia che regnava tra le tribù. Sono bastati solo 200 anni per di distruggere un territorio che era stato conservato per 60.000 anni. Cultura avanzata o cultura arretrata?

Cominciamo a organizzarci, nell’ipotesi che accada una Catastrofe. Prepariamo uno zaino con le cose essenziali per sopravvivere almeno per 72 ore. Per i successivi giorni, si vedrà.

Kit di Sopravvivenza

Lo zaino rappresenta il nostro primo oggetto utile per la sopravvivenza. Dovrà contenere il necessario per agevolarci la vita per le prime 48-72 ore dopo la catastrofe. Limitarsi allo stretto necessario per non comprometterne la portabilità. In famiglia, si può organizzare uno zaino per cibo e acqua, e un altro per capi d’abbigliamento e l’igiene. Il nostro zaino personale deve contenere:

  • Coltello svizzero
  • Binocolo
  • Bussola
  • Cartina dei luoghi
  • Due bottiglie acqua con Supradyn sciolto
  • Gavetta con posate
  • Torcia con batteria
  • Pala portatile
  • Coperta termica
  • Fiammiferi antivento e tavolette di combustibile solido
  • Corda resistente
  • Berretto o cappello
  • Candele
  • Accendino
  • Frutta secca
  • Crackers / Cereali Tonno in scatola, fagioli, tacchino, manzo, salsicce (in busta o lattine che si aprono senza un apriscatole )
  • Succo in tetrapak
  • Cambio di abbigliamento (camicie a maniche corte e lunghe, pantaloni, giacche, calze, ecc)
  • Indumenti intimi
  • Impermeabile leggero / Poncho
  • Apriscatole
  • Carta e penna
  • Materiale di primo soccorso
  • Articoli da toeletta (rotolo di carta igienica, togliere il tubo centrale per appiattirlo, per l’igiene femminile, spazzola pieghevole, ecc)
  • Materiale di pulizia (disinfettante per le mani, sapone, shampoo, sapone per i piatti, ecc)
  • Farmaci (paracetamolo, ibuprofene, farmaci personali)
  • Occhiali aggiuntivi
  • Documenti
  • Polizze assicurative
  • Contanti
  • Schede telefoniche prepagate
  • Chiavi di scorta dell’auto
  • Buste di plastica (utilizzate come servizi igienici, per i rifiuti, ecc)

Assicurarsi che tutti gli alimenti, acqua e medicine abbiano una lunga scadenza. Personalizzate questo elenco aggiungendo o sottraendo gli oggetti secondo le esigenze. L’abbigliamento ideale è quello a strati, con capi che non intralcino troppo il movimento e caratterizzati da una certa traspirabilità (non sintetici). Ai piedi scarponcini da trekking impermeabili; guanti alle mani, uno dei punti più esposti al freddo; fazzoletto o sciarpa. Fondamentale è avere una mappa del territorio. Le probabilità che il paesaggio a noi familiare risulti devastato sono alte. L’assetto geomorfico in seguito a un cataclisma viene fortemente sconvolto. Impariamo già ora, durante i nostri spostamenti, ad analizzare il paesaggio, osservare particolari, annotare le peculiarità di un luogo. Ricordate: la creatività e l’ingegno sono caratteristiche fondamentali per sopravvivere.